La Via dei Maggenghi Attraversando prati-pascoli alpini e antichi luoghi di culto, gustatevi un itinerario agricolo nel Parco dell’Adamello!

Cevo e Saviore dell’Adamello

itinerario ad anello

difficoltà: facile

lunghezza: circa 8,6 km

tempo stimato: 3 ore a piedi, senza tenere conto delle soste

da percorrere a piedi, in mountain-bike, in e-bike; non adatto a passeggini.

maggengo

Si parte dalla Località Pineta di Cevo, grande spiaggia verde ideale per picnic e domeniche all’aria aperta. Qui trovate un ampio parcheggio dove lasciare l’auto prima d’imboccare a piedi la strada che porta fuori dal paese, in direzione Dos (Via Brigata Garibaldi). Sulla destra salendo s’incontrano due aree attrezzate: tenetele a mente per un’altra giornata di quiete nella natura, per oggi si prosegue lungo il percorso escursionistico verso Pradasé e Saviore.

Siete ora su strada bianca ed è bello dimenticarsi per un po’ l’asfalto. Il percorso compie una vera e propria immersione tra gli abeti rossi del Parco dell’Adamello. Tutto attorno a voi si ergono tronchi ben distanziati, guardiani di un sottobosco ricco di felci, arbusti e vita in ogni stagione. Le giravolte del percorso escono a poco a poco dalla calma penombra, assumendo un andamento sempre più lineare. Ad attendervi ora ai lati del cammino si ergono gentili, eleganti e chiare le betulle.

Via dei Maggenghi - Ph S. Simonetti (3)

Mentre vi godete la poesia del luogo, cominciate ad assaporare già con il pensiero i prodotti locali. Da dove arrivano gli ottimi formaggi delle aziende del posto? Per rispondere basta spaziare con lo sguardo: i pascoli alpini che si stendono attorno a voi sono i “maggenghi” che danno il nome al vostro itinerario.

Qui i passi sono attutiti dal profumo degli aghi d’abete, testimoni silenziosi del tempo che scorre e che assiste alla crescita di foreste curate con attenzione e amore da pastori e montanari, decennio dopo decennio. Siete così giunti in Località Gasgiöla, luogo ricco di baite e baitelli, ricoveri per attrezzi e vere e proprie case di montagna: costruzioni tra le cui pareti trovano ancora dimora i ricordi di un’epoca che fu. Il confine tra Cevo e Saviore è marcato con vernice rossa su una pietra liminale, a segnare lo spartiacque tra due paesi accomunati dalla bellezza panoramica, dai boschi che sussurrano storie di un tempo lontano e dall’apertura che lo sguardo si concede abbracciando il verde dei pascoli.

Via dei Maggenghi - Ph M. Cervelli (3)

La strada si copre ora di nuovo d’asfalto e con un paio di giravolte vi porta in paese. Saviore dell’Adamello è un caratteristico borgo alpino che vi consigliamo di gustare curiosando tra le viuzze del centro storico. Arrivati nei pressi del campo sportivo, prendete la mulattiera che scende a lato della Provinciale e ritroverete i colori delle latifoglie. Procedete passando accanto a un laghetto di pesca sportiva e seguite la Via camminando sotto la Casa del Parco dell’Adamello. Indovinate dove siete?

Il percorso ad anello vi ha condotti nuovamente a Cevo, dove vi aspetta la vista mozzafiato del Dosso dell’Androla: una terrazza naturale sul fondovalle camuno, che ha per dirimpettaia la splendida Concarena. Concarena e Pizzo Badile (alla vostra sinistra) erano le due montagne sacre degli antichi camuni.

Dosso dell'Androla, Cevo

Il dosso sul quale vi trovate è infatti testimone di numerose tracce pagane e cristiane, antiche e contemporanee, che invitano ad alzare gli occhi al cielo. La Croce del Papa, simbolicamente ripiegata verso la terra, ha una storia affascinante che v’invitiamo a scoprire presso la cripta ai suoi piedi. Non dimenticate di ammirare anche la deliziosa chiesetta settecentesca, semplice e insieme prezioso gioiello di quest’altura.

Il sentierino che v’invitiamo ora a prendere vi riporta dapprima in un bosco di conifere e castagni, per poi tornare con una passerella in corten a sbalzo sulla strada maestra. Attraversate la carreggiata e tenete per Località Cargadoi: qui il bosco incastona un prato dalla cui fontana sgorga una buonissima acqua di sorgente. Il sentiero risale poi tra gli alberi, riconsegnandovi infine alla Pineta… il luogo di partenza di questa Via tra le bellezze della Valsaviore.

Aspettiamo ora le vostre foto sui social con l’hashtag #valsaviore

curiosità

Facile parlare di prato o di pascolo… decisamente più accurato fare riferimento qui al “maggengo”. Il maggengo era sia un prato da sfalciare nel mese di maggio, che un pascolo per le bestie di ritorno dall’alpe.

Alla fine della stagione infatti, le mucche rientravano dalla malga e si fermavano a mezza costa: prima mangiavano l’erba cresciuta durante l’estate, e poi si gustavano il fieno di maggio (ancora carico degli aromi primaverili).

Il maggengo era perciò una location – come diremmo oggi – determinante per l’economia rurale: una risorsa testimone di quella civiltà contadina che non buttava via proprio nulla!

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