La Via della "Bionda" Seguendo le tracce di una capra più unica che rara, gustatevi un itinerario agricolo nel Parco dell’Adamello!

Cevo e Saviore dell’Adamello

itinerario ad anello

difficoltà: facile

lunghezza: 10,5 km

tempo stimato: 2,40 ore a piedi, senza tenere conto delle soste

da percorrere a piedi, in mountain-bike, in e-bike; non adatto a passeggini.

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Zaino in spalla e… via: cominciamo con il borgo di Valle, punto di partenza e di arrivo di questo terzo percorso ad anello! Siamo all’interno del Parco dell’Adamello e questa è una delle frazioni del Comune di Saviore: posto a mezza costa, l’abitato respira l’aria frizzante dei monti e il profumo di resina dei boschi di conifere. Seguite le indicazioni e imboccate la strada bianca: il percorso si snoda qui in un punto solivo e panoramico, ideale anche per scattare delle foto ricordo. Camminando, troverete diverse edicole votive, senza contare che non mancano certo i luoghi in cui sostare per assaporare del buon cibo locale.

Il paese abbarbicato in alto alla vostra sinistra è Saviore dell’Adamello, sovrastato dal suggestivo Pian della Regina, luogo anch’esso in cui storia e leggenda si tengono per mano. Proseguendo, i vostri passi vi conducono ora a Ponte, altro caratteristico borghetto montano: una manciata di case riunite attorno alla Chiesa Parrocchiale e al ponte caratteristico che dà il nome alla località. La vostra passeggiata compie qui un’inversione di marcia, prende la strada asfaltata e procede lungo un tratto a curve prevalentemente in discesa.

capre bionde Adamello

Mentre camminate, fate caso a come muta anche il paesaggio: a mano a mano che ci si abbassa, pini e abeti cedono il posto ai sussurri delle ondeggianti latifoglie. Tra queste, giunti nei pressi di Isola, sulla destra potrete scorgere una vecchia centrale idroelettrica: esempio di quell’imponente architettura industriale di inizio Novecento. Il borgo di Isola in effetti riserva non poche sorprese… vi consigliamo ad esempio di dare un occhio alla casa doganiera sul sentiero per il Lago d’Arno e all’installazione artistica di La Memoria delle Pietre.

Sentite che arietta? Il Torrente Poja scorre impetuoso, sollevando allegri spruzzi e catturando lo sguardo con salti e piccole pozze tra i massi. Questo tratto di strada parte in salita, ma spiana presto. Godetevi la vegetazione, in primavera ed estate colorata dai fiori degli arbusti e in autunno cangiante come i boschi sulla sinistra. A destra oltre il torrente si staglia invece una fitta abetaia, per fortuna poco intaccata dalla tempesta Vaia del 2018.

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Sollevate ora lo sguardo… Dritta sopra di voi si apre la Valle Adamé, vero gioiello escursionistico. Vi sarete accorti che il pendio a poco a poco si addolcisce: ancora un po’ di pazienza e arriviamo alla “Bionda”! Le aziende agricole della zona contano infatti diversi capi di capre autoctone… da lontano i manti chiari creano l’effetto di un velluto color miele che si muove con l’avanzare del gregge.

Siete ora giunti ad un ponticello e qui vi si concede finalmente una bella sosta: avete concluso anche la parte bassa di questa Via e manca poco a chiudere il vostro anello. Rilassatevi presso l’area attrezzata oltre il parco-giochi sulla destra. Tavoloni, fuochi per grigliate, una fontana… mentre vi godete la pausa con un bel panino imbottito di formaggio locale, fate un giro nel gazebo di legno: una serie di pannelli racconta aneddoti interessanti sulla Prima Guerra Mondiale e sulla conquista alpinistica dell’Adamello.

capra bionda dell'adamello

Per terminare il percorso non resta che tornare verso il ponticello, curiosare il villaggetto rurale raggruppato attorno al fontanone e procedere quindi senza indugio. Siete su asfalto ora e state per tornare alla frazione di Valle di Saviore: presso il vostro punto di partenza troverete altre buone occasioni per gustare i prodotti della tradizione locale!

Aspettiamo ora le vostre foto sui social con l’hashtag #valsaviore

curiosità

Una bionda naturale che si merita la tutela. È un peccato che di questa specie autoctona della Valsaviore restino pochi esemplari.

Dal latte della Capra Bionda dell’Adamello si ricavano formaggi pregiati come il Fatulì (Presidio Slow Food).

La “Bionda” pascola da marzo a novembre sui monti vicino alle baite, dove è libera di nutrirsi di erba e germogli, contribuendo così a preservare mantenuti i prati e i pascoli.

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